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Spin-off della serie Tutte le volte che ho scritto ti amo, con protagonista il personaggio di Lara Jean Song Covey, XO, Kitty esplora il viaggio della sorella minore Kitty alla ricerca dell’amore e delle origini materne nella Corea del Sud. Le prime due stagioni sono disponibili su Netflix, e una terza è stata annunciata per il 2 aprile. Ma ne avevamo davvero bisogno?

Premessa:

Lo dico senza vergogna: io adoro una buona serie tv che abbia delle rom-com vibes come si deve. Per questo avevo amato Tutte le volte che ho scritto ti amo, quando mi è capitato di guardarlo qualche anno fa. Con protagonista Lara Jean Song Covey (interpretata da Lana Condor), un’adolescente americana di origini coreane per parte di madre, deceduta quando lei era piccola, la storia racconta la relazione prima finta, poi reale, tra Lara Jean e Peter Kavinsky (interpretato da Noah Centineo), un ragazzo a cui, in un impeto di emozioni confuse e pazze, aveva scritto una lettera d’amore anni prima. Peccato che quelle lettere fossero un segreto… e allora, come sono venute fuori, per essere poi consegnate ai loro destinatari? Semplice: c’è stato lo zampino della sorellina di Lara Jean, Kitty, che si autoproclama una “match-maker”.

Di che parla XO, Kitty?

Kitty Song Covey, dicevo, si autoproclama una “match-maker”, cioè una che le coppie le crea perché durino e funzionino bene. Ed è convinta di essersi assicurata anche personalmente il miglior match possibile perché, durante un viaggio a Seoul con la famiglia, incontra Dae (interpretato da Choi Min-yeong). I due si prendono una bella cotta l’uno per l’altra e, quattro anni dopo, quando ha sedici anni, Kitty decide di fargli una sorpresa: andrà a studiare per un anno nella sua stessa scuola, a Seoul, per poter finalmente vivere quella relazione a distanza mai davvero iniziata.

È così che inizia XO, Kitty, lo spin-off dedicato alla vita della ragazzina (interpretata da Anna Cathcart). Kitty riesce nel primo punto del suo piano: in Corea del Sud ci arriva davvero. Non solo per Dae, ma anche, dice, per scoprire qualcosa di più su sua madre, che non può ricordare perché è morta quando lei aveva solo tre anni.

Le cose però non vanno affatto come previsto. Quando Kitty incontra Dae, scopre una cosa terribile: lui ha già una fidanzata. Noi spettatori scopriamo subito che è un finto fidanzamento, ma da lì tutto si complica in modi assurdi, a volte anche divertenti, e la vita di Kitty si stravolge completamente.

Veniamo alla rece.

Ora inizia la parte con gli spoiler, quindi lo scrivo in maiuscolo: ATTENZIONE SPOILER!, e che nessuno venga a lamentarsi.

Quello che inizialmente ha l’aria di essere uno pseudo-triangolo amoroso tra Kitty, Dae e la sua finta fidanzata Yuri (interpretata da Gia Kim), influencer ricchissima che nasconde la propria omosessualità alla famiglia, si trasforma in un vero triangolo quando Kitty scopre di provare dei sentimenti proprio per Yuri. Nel frattempo, anche Min-Ho (interpretato da Sang Heon Lee), migliore amico di Dae e inizialmente ostile a Kitty, finisce per innamorarsi di lei.

Un bel bordello, plausibilissimo in un ambiente ristretto con tanti piccoli umani che passano dall’essere bambini a qualcosa di più “adulto”.

La storia è molto carina, secondo me. Quello che non funziona è proprio la scrittura del personaggio di Kitty. Senza contare che Yuri è veramente insopportabile.

Mi spiego meglio:

Ho apprezzato tantissimo la storia di come Yuri arrivi a scegliere di esporsi in un mondo complesso e non esattamente gay-friendly, soprattutto considerando il contesto sociale sudcoreano, ancora piuttosto conservatore su questi temi, ma il suo personaggio, nel concreto, non mi piace. Preferisco di gran lunga quello di Juliana, la sua fidanzata segreta, che quantomeno non agisce come una rimbambita.

Yuri e Kitty sono due personaggi senza chimica, senza scintilla. Diventano amiche, ma non si capisce bene perché. Si invaghiscono l’una dell’altra perché, boh? A entrambe piacciono le ragazze? Non ci sono altre vere motivazioni, e questo per esempio è il motivo principale per cui a me non è piaciuta proprio neanche la loro coppia, evolutasi da questa “amicizia” che già non aveva senso in partenza.

Q., il migliore amico di Kitty, interpretato da Anthony Keyvan, è un altro bellissimo personaggio: atleta, queer, costruito apposta per piacere, tanto che in un dialogo viene anche detta una roba del tipo “Io piaccio a tutti”, ed è vero. Q. è l’unico con un cervello che gli funziona, a quanto pare. Anche lui vive un conflitto quando il suo ragazzo Florian compie un gesto che va in contrasto coi suoi valori, ma il modo in cui reagisce è, quantomeno, sensato.

Purtroppo, quello che fa Kitty è innamorarsi ogni tre-quattro puntate di una persona diversa, che a sedici-diciassette anni forse si può anche comprendere, ma figlia mia, prenditi cinque minuti per pensare a te stessa, te ne prego.

Comunque è una bella cosa che la protagonista di una serie sia bisessuale, perché diciamoci la verità: non è una rappresentazione così frequente, soprattutto in prodotti teen mainstream. E quando c’è, spesso è trattata in modo superficiale: qui almeno il tentativo di raccontare la confusione identitaria c’è, anche se non sempre è scritto benissimo.

Non voglio anticipare troppe cose, se magari hai letto comunque senza considerare il mio disclaimer anti-spoiler in capslock e ti verrà voglia di guardarlo (perché sì, lo consiglio comunque), però ora arriva la parte “meh”.

Ecco la parte “meh”…

Per tutta una serie di indizi, tra cui il primo vero incontro con Min-Ho, la sua evoluzione e l’effettiva chimica tra i due, nell’ultima puntata della seconda stagione Kitty capisce di amare Min-Ho, che la ricambia.

I due si ritrovano a partire insieme per una vacanza di lusso con la famiglia miliardaria di lui (che Kitty ha contribuito a ricongiungere), senza nemmeno una vera dichiarazione prima.

Peccato che nel frattempo Yuri sia tornata single dopo l’ennesimo tira e molla con Juliana, che a un certo punto, giustamente, si è stufata del suo comportamento e si è rifatta una vita. Il fatto che Yuri sia tornata single non lascia presagire niente di buono. O meglio: niente di sensato, perché Kitty sicuramente ricomincerà a fare cose illogiche e snervanti.

E per questo, secondo me, una terza stagione non serviva proprio. Soprattutto perché la serie strizza l’occhio ai K-drama, e sappiamo che i K-drama raramente superano una stagione (se già due sono un’eccezione, figuriamoci tre). Di solito, una basta perché racconta una storia compiuta, senza allungare il brodo inutilmente.

XO, Kitty però non è un K-drama vero e proprio, ma un prodotto occidentale ambientato in Corea, con dinamiche e ritmi molto più “serializzati”. Quindi sì, una terza stagione forse era quasi inevitabile, ma secondo me, resta comunque di troppo. Vedremo come andrà. Io sono pronta a ricredermi, ma, onestamente, parto con aspettative piuttosto basse.

Di quante puntate parliamo?

18 episodi in totale, di circa 25/35 minuti.

Dove si può guardare?

Su Netflix!

Tu l’hai vista?

Se la risposta è sì, o se la guarderai più avanti, fammi sapere cosa ne pensi che sono curiosa.

 

Se hai letto questa recensione, grazie!

Io sono Ama e questa è RecensiAma – Serie Tv, la rubrica in cui parlo delle serie tv che ho visto ultimamente.