Anna Karenina,

storia di due nevrosi

 

Titolo: Anna Karenina (titolo originale: Aнна Каренина)
Autore: Lev Tolstoj
Anno di pubblicazione: 1875-1877 sulla rivista Russkij vestnik
Edizione recensita: 2016 e 2017 ET Classici
Casa editrice: Einaudi
Genere: Romanzo realista / Romanzo d’amore / Narrativa bianca

Traduttore: Claudia Zonghetti
Pagine: 885

La storia di due nevrosi. Anna e Levin, due protagonisti che s’incontrano solo quando le loro vite stanno per prendere due vie tanto diverse ma forse ugualmente maniacali. Una si risolverà nel dramma, l’altra in una sorta di accettazione, o per meglio dire, rassegnazione del proprio destino.

 

Le pagine di questo romanzo si sono susseguite davanti ai miei occhi con una velocità che ha sorpreso persino me, che stavo leggendo. Anna Karenina è una storia che strega, attira al suo interno, ti adatta al suo contesto e che adatta il suo contesto a te che leggi. È sicuramente un racconto del suo tempo ma per moltissimi versi può essere contemporaneo: bugie, indecisioni, nevrosi, gelosie, rapporti e tratti tossici sono, dopotutto, all’ordine del giorno.

 

Di cosa parla Anna Karenina?

I protagonisti principali sono due: Anna, che dà il nome al romanzo, e Levin, o Kostja, o ancora Konstantin Dmitric (come in quasi tutti i romanzi russi che ho letto, non basta mai un solo nome, ce ne sono almeno cinque fatti apposta per confonderti durante la lettura!) in cui molti studiosi e critici hanno ritrovato un alter ego dell’autore, e quasi certamente è proprio così.

Anna e Levin sono una donna e un uomo che finiscono per imparentarsi, alla lontana, e s’incontrano solo alla fine, quando i loro destini – spirituali e terreni – vanno definendosi in ogni loro tratto. Si tratta di due personaggi irrequieti, preda delle loro emozioni, anche se in modo molto diverso e distante. Anna è affamata di vita e d’amore: schiava di una società che l’ha messa tra le braccia di un uomo troppo più vecchio di lei e che di lei non ha mai capito molto; Levin è tormentato dalla sua stessa mente: scappa dalla società, la stessa che ha condizionato la vita di Anna, per non diventarne schiavo, eppure vi si trova avviluppato, anche lui per amore.

 

La trama

L’amore di Levin per la giovane principessa Kitty Scerbackaja, un amore devoto, quasi adolescenziale e stridente con l’età di questo personaggio che ha appena passato la soglia dei trent’anni, dà il via all’intera narrazione: Levin è deciso a chiedere la mano di Kitty, diciottenne, ma la ragazza rifiuta la proposta, “non può”. E non può perché invaghita del bellissimo conte Vronskij.

Questo si ripete di Vronskij, in maniera quasi ossessiva durante tutta l’opera: è bello, ha un bel viso, un bel portamento, bei denti, è prestante, affascinante, fa innamorare tutti di lui. Diventa quasi impossibile avere per Aleksej Vronskij sentimenti diversi da un affetto più o meno potente, per chiunque vi si imbatta.

Ma il lettore non ci casca.

Vroskij perde la testa per Anna dopo il primo sguardo su questa donna splendida e dal cuore grande. E la perde al punto di mettere la sua intera vita in pausa per correre alla sua conquista. Anna lo respinge, ci prova, ma non può lottare all’infinito. Quel primo sguardo è fatale per entrambi. Scoppia una passione bruciante, che porterà la donna a tradire suo marito, mettere a repentaglio tutta la sua vita, e concepire una bambina col suo amante: una bambina destinata a non ricevere l’amore di sua madre.

L’amore tormentato

Le storie d’amore, in Anna Karenina, sono storie tormentate, tutte, anche quelle che finiranno bene (come quella di Levin e Kitty, ad esempio), perché sono storie umane, anzi umanissime, e i due protagonisti della vicenda, da un lato Anna, da una parte Levin, sono espressioni di una nevrosi che va articolandosi in punti via via più estremi. Anna impazzirà per gli effetti prolungati dell’oppio sulla sua psiche già provata dalla perdita del figlio, della buona reputazione, dalla folle gelosia che inizia a consumarla quando Vronskij comincia a soffrire per i suoi atteggiamenti a volte ingiusti, a volte esasperanti.

Anna ha così paura da voler punire tutti per quel male che prova. Così tanta da mettere fine alla sua vita per dichiarare guerra a chi l’ha giudicata. Anna vince, in uno slancio romantico, vince gettandosi a capofitto nelle sue passioni; vince il dominio della vita di Vronskij, che dopo la perdita dell’unico grande amore della sua vita decide di ammazzarsi in modo più complesso e per mano altrui, partendo per una guerra sanguinosa. Sebbene la storia di Levin e Kitty sia decisamente meno sanguinosa per quanto tenera, fatta di piccole quotidianità matrimoniali che vanno costruendo un rapporto “reale”, quando Kitty capisce di provare dei forti sentimenti per Kostja, non può certo competere con la potenza della storia passionale di Anna e Vronskij, destinati invece all’infelicità.

 

Conclusioni

Il romanzo di Tolstoj critica il bel mondo russo dell’ottocento, la vacuità dei personaggi, il loro esprimersi in lingue europee per fare sfoggio della cultura. Levin odia quel mondo, e in quel mondo si trova a muovere i passi per la felicità di Kitty. Quel mondo peserà sulla psiche di Anna che va via via provandosi, rimanendo schiacciata, impossibilitata a raggiungere la salvezza.

 

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